View all

Analisi di bilancio. Ebitda e Ebit margin

La redditività delle vendite, misurata dall’Ebit margin e dall’Ebitda margin, è strettamente legata alle condizioni di efficienza interna e alle dinamiche esterne di mercato. Un esame congiunto dei due rapporti consente di trarre conclusioni coerenti sulla capacità di un’impresa di operare in condizioni di efficacia.

scarica l'articolo in versione stampabile Scarica l'articolo in PDF

Prof. Marco Fazzini

Ordinario di Economia Aziendale, Università Europea di Roma

Dottore commercialista

Key words: analisi di bilancio, Conto economico, analisi della redditività, Ebit margin, Return on Sales, ROS, Ebitda margin.

Indice: 1. L'Ebit margin - 2. L'Ebitda margin

1. L’Ebit margin

L’Ebit margin, o Return On Sales (ROS), esprime la redditività delle vendite, vale a dire quanta parte dei ricavi è assorbita dalla gestione operativa e, pertanto, quanto di essi residua per fare fronte agli oneri finanziari e alle imposte. Come detto nel precedente paragrafo, l’indice è pari al rapporto tra Ebit e ricavi:

Più elevato è il risultato del rapporto, maggiore è la capacità di un’impresa di trattenere parte dei propri ricavi. Non esistono valori dell’indice giudicati “ottimali”, in quanto la redditività operativa varia da settore a settore; è dunque opportuno fare riferimento ad un gruppo dei pari che sia omogeneo per dimensione, area geografica, etc. In generale, l’Ebit margin, poiché è influenzato dalla struttura dei costi, risulta tendenzialmente migliore in presenza di un più elevato margine di contribuzione e più compresso laddove sono presenti maggiori costi fissi.

Si prendano ad esempio due società, che presentano gli stessi ricavi (1.000 euro), ma una differente struttura dei costi:

  Società 1 Società 2
Ricavi 1.000 1.000
Costi operativi (800) (900)
Ebit 200 100
Ebit margin 20,0% 10,0%

La Società 1, in presenza di costi pari a 800 euro, consegue un Ebit di 200 euro; la Società 2, sostenendo costi per 900 euro, presenta invece un Ebit di 100 euro. Conseguentemente l’Ebit margin della Società 1 è pari al 20% (200/1.000) e quello della Società 2 ammonta al 10% (100/1.000).

Ciò significa che la Società 1 “trattiene” il 20% dei ricavi; detta altrimenti, ogni 10 euro di ricavi residuano 2 euro che possono essere impiegate per fare fronte agli oneri finanziari e alle imposte, nonché per autofinanziarsi e remunerare i soci. La Società 2, invece, ogni 10 euro di ricavi “trattiene” 1 euro soltanto, limitando così la possibilità di supportare il proprio business.

L’Ebit margin è strettamente legato alle condizioni di efficienza interna e alle dinamiche esterne di mercato. Le prime incidono sulla struttura e sull’incidenza dei costi rispetto ai volumi produttivi realizzati; le seconde influiscono invece sui prezzi di vendita, sugli andamenti dei costi di acquisto di materie, beni e servizi, sulle variabili commerciali, etc.

L’Ebit margin segna dunque uno spartiacque critico. Se la gestione operativa assorbe risorse in eccesso a quelle consentite, i ricavi possono non essere sufficienti a soddisfare le esigenze gestionali, con la conseguenza di compromettere non solo il risultato dell’esercizio, ma anche le prospettive di sviluppo e di autosufficienza di un’impresa.

2. L’Ebitda margin

Al fine di accertare la redditività operativa, una metrica alternativa all’Ebit margin è rappresentata dall’Ebitda margin, che è pari al rapporto tra Ebitda e ricavi:

Più elevato è il risultato del rapporto, maggiore è la capacità di un’impresa di trattenere parte dei propri ricavi. Non esistono valori dell’indice giudicati “ottimali”, in quanto la redditività operativa varia da settore a settore; è dunque opportuno fare riferimento ad un gruppo dei pari che sia omogeneo per dimensione, area geografica, etc.

In generale, l’Ebitda margin, poiché è influenzato dalla struttura dei costi monetari (ovvero quelli a fronte dei quali si genera un’uscita finanziaria), risulta tendenzialmente migliore in presenza di un più elevato margine di contribuzione e più compresso laddove sono presenti maggiori costi fissi.

Rispetto all’Ebit margin, l’Ebitda margin è una misura che offre una prospettiva “più finanziaria”, in quanto sono esclusi dal computo i costi non monetari. Inoltre esso esprime in nuce il flusso di cassa operativo che si manifesterà all’esito della riconciliazione dello sfasamento tra manifestazione economica e finanziaria.

Ad esempio, si ipotizzino due società, che presentano gli stessi ricavi e costi operativi. La Società 1, tuttavia, a causa di più recenti investimenti effettuati, ha ammortamenti più elevati:

  Società 1 Società 2
Ricavi 1.000 1.000
Costi operativi (800) (800)
Ebitda 200 200
Ammortamenti (150) (100)
Ebit 50 100

L’Ebitda e l’Ebit margin sono i seguenti:

  Società 1 Società 2
Ebitda margin 20,0% 20,0%
Ebit margin 5,0% 10,0%

Sulla base dell’Ebit margin la Società 2 performa meglio della Società 1, in quanto presenta una redditività addirittura doppia. Esaminando però l’Ebitda margin, risulta che le due imprese manifestano la stessa marginalità, pari al 20%, e che solo la presenza di maggiori ammortamenti “penalizza” la Società A.

Un più elevato livello di ammortamenti, tuttavia, potrebbe significare investimenti più recenti, che potrebbero apportare nel medio periodo una migliore efficienza anche sulla struttura dei costi operativi.

Ne consegue che, ai fini della comparazione con un gruppo dei pari, la lettura dell’Ebit margin dovrebbe essere associata a quella dell’Ebitda margin, in quanto è solo da un esame congiunto della redditività operativa che si possono trarre conclusioni coerenti.

Top