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Analisi di bilancio. La riclassificazione del Conto economico a valore aggiunto

La riclassificazione del Conto economico è essenzialmente tesa a suddividere le aree della gestione in base alla loro pertinenza gestionale. Lo schema più utilizzato è quello a valore aggiunto, che permette di evidenziare alcuni risultati operativi intermedi quali l’Ebitda e l’Ebit.

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Prof. Marco Fazzini

Ordinario di Economia Aziendale, Università Europea di Roma

Dottore commercialista

 

Key words: analisi di bilancio, riclassificazione del Conto economico, riclassificazione a valore aggiunto, margine operativo lordo, margine operativo netto, MOL, MON, Ebitda, Ebit, OIC, IFRS.

Indice: 1. La riclassificazione del Conto economico - 2. Il Conto economico “a valore aggiunto”

1. La riclassificazione del Conto economico

La riclassificazione del Conto economico richiede interventi meno marcati rispetto allo Stato patrimoniale. Infatti lo schema previsto dall’art. 2425 c.c. non è dissimile dai modelli che la dottrina e la prassi promuovono ai fini dell’analisi di bilancio, che tendono a distinguere ricavi e costi in base alle operazioni che li hanno generati.

I due ambiti in cui il Conto economico è articolato sono quello operativo e quello finanziario:

I valori presenti nell’area operativa sono legati all’attività svolta dall’impresa, come ad esempio i ricavi per la vendita di prodotti o erogazione di servizi, costi per materie prime, per personale, per locazioni, per ammortamenti, etc. I valori afferenti all’area finanziaria riguardano invece i proventi e gli oneri derivanti dagli investimenti e dai debiti finanziari, come ad esempio i dividendi, gli interessi passivi, le variazioni dovute alle oscillazioni dei cambi, etc.

Tale articolazione è utile a identificare in che modo le aree della gestione contribuiscono alla formazione del risultato economico dell’esercizio.

È bene aver presente che, con l’introduzione del D.Lgs. 139/2015, il legislatore, in aderenza all’impostazione degli IFRS, ha espunto dal Conto economico la “area straordinaria”. I valori riferiti a tale dimensione sono oggi contenuti nella voce A.5 “Altri ricavi e proventi” e B.14 “Oneri diversi di gestione”.

Tale “area” è invece presente nei bilanci approvati prima del 1° gennaio 2016. Al riguardo è opportuno ricordare che l’aggettivo straordinario, secondo la norma nazionale, non allude tanto all’eccezionalità o anormalità dell’evento da rappresentare, quanto, piuttosto, all’estraneità dell’evento medesimo rispetto all’attività ordinaria; secondo gli IFRS, invece, la straordinarietà è riconducibile al “fatto singolare” e, pertanto, caratterizzato da un basso grado di ripetibilità.

2. Il Conto economico “a valore aggiunto”

Il Conto economico c.d. “a valore aggiunto” è probabilmente il modello di riclassificazione maggiormente utilizzato. Anzitutto, si presta ad essere impiegato con una certa facilità anche da un soggetto esterno all’impresa, in quanto non richiede informazioni ulteriori rispetto a quelle contenute nel bilancio di esercizio. In secondo luogo, presenta un’articolazione che consente di instaurare correlazioni significative con lo Stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio funzionale.

Il Conto economico a valore aggiunto, pur ricalcando lo schema previsto dall’art. 2425 c.c., prevede che l’area operativa contenga tre margini intermedi:

  • il valore aggiunto;
  • il MOL (margine operativo lordo), che prende anche il nome di EBITDA (earnings before interests, taxes, depreciation and amortization);
  • il MON (margine operativo netto), che prende anche il nome di EBIT (earning before interests and taxes).

Lo schema è il seguente:

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